Cenni storici

LA STORIA DELL’UNITÀ PASTORALE DI QUINTO VICENTINO, VALPROTO E LANZÈ
a cura di Cirillo Lunardi – foto di Don Romano Zordan

QUINTO VICENTINO

Tra le ipotesi sulle origini di Quinto la più accreditata ritiene che già in epoca romana esistesse un villaggio e che il nome e l’ubicazione corrispondessero al “quintum lapidem” (quinto cippo miliare, quinto miglio) a est della città di Vicenza, lungo la via consolare Postumia che collegava Genova a Oderzo (Opitergium), in provincia di Treviso.
Il primo documento in cui compare il nome del villaggio di Quinto risale all’anno 1222.
A quel tempo la chiesa di Quinto non era autonoma, ma dipendeva dalla matrice, la pieve di Santa Maria in Bolzano Vicentino, dotata di fonte battesimale e cimitero e madre di numerose cappelle nel circondario, tra cui Quinto e Valproto e Lanzè.
Nei secoli successivi la cappella di Quinto si emancipò da Bolzano. Attirò a sua volta nella sua sfera di influenza le cappelle di Lisiera e Valproto.
Nel 1791 la chiesa di Santa Lucia di Lisiera divenne autonoma.
La chiesa di Quinto, dedicata a San Giorgio, fu costruita nel 1741, con il contributo economico del parroco don Francesco Garofolo sull’area della preesistente chiesa risalente al 1400. Ultimata nel 1913, fu consacrata dal Vescovo di Vicenza Ferdinando Rodolfi il giorno 8 novembre 1924.
La chiesa è in stile tardo barocco all’interno, mentre la facciata presenta già accenni di stile neoclassico. All’interno degni di nota sono il grandioso altare maggiore e una bella pala della scuola del pittore vicentino Maganza, recentemente restaurata.

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VALPROTO

Il nome Valproto trae origine dal tedesco ‘wald’ (bosco) e Proto (o Proti). Il Bosco dei Proti, dunque, la nobile famiglia vicentina che vantava in quel villaggio numerosi possedimenti.
La Cappella di Valproto fu sempre legata alla matrice di Bolzano prima e, successivamente, di Quinto.
Nel 1920 fu edificata la chiesa attuale, fortemente voluta dal curato don Giuseppe Vigolo e dedicata all’Arcangelo Michele, difensore dei cristiani. In stile neogotico con elegante portale a ogiva (arco a punta) e rosone sulla facciata liscia tirata a marmorino. L’arco a ogiva lo ritroviamo all’interno tra il presbiterio e la navata e nelle nicchie laterali.
Un recente restauro ha riportato alla luce, nella volta dell’abside, cinque affreschi dai colori sgargianti e preziose dorature. Un vero tesoro nascosto da una incomprensibile copertura a calce in epoca non molto lontana. Da sinistra verso destra sono raffigurati: San Francesco, l’Arcangelo San Michele, al centro il Cristo benedicente, poi l’Arcangelo Rafaele e ultimo a destra il Santo di Padova Antonio oltre a numerosi fregi, opera del pittore Andreoli. Nel secondo dopoguerra Valproto diviene parrocchia autonoma.

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LANZÈ

Nel periodo storico che va dal 1200 al 1350 il villaggio di Lanzè era proprietà dei signori di Lanzè (o Lanzade) che lo avevano fortificato con la costruzione di un’alta torre, circondato da bastioni e da un fossato.
Un documento del 1297 attesta che la cappella dei Santi Biagio e Rocco di Lanzè dipendeva dalla pieve di Santa Maria in Bolzano Vicentino.
Concessa inizialmente dal Vescovo di Vicenza ai Canonici della Cattedrale, dal 1567 al 1830 fu legata alla cappella di Villalta e successivamente alla chiesa matrice di San Pietro in Gù, pur disponendo di un fonte battesimale proprio.
Soltanto nel 1867, in occasione della visita pastorale del vescovo di Vicenza Giovanni Antonio Farina, fu proclamata parrocchia autonoma. La chiesa, restaurata nel 1743, fu ricostruita dalle fondamenta tra il 1927 e il 1930 e consacrata il 15 maggio 1954. La nuova chiesa parrocchiale, diversamente dalla vecchia orientata est-ovest, fu innalzata modificando e ruotando l’asse in direzione nord -sud, in stile Rinascimento, a tre navate, mantenendo la dedicazione ai Santi Biagio e Rocco.

ottobre 18, 2018

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